Servus / Il Farnesino
Dipinto a: Roma
Commento dell'Autore:
Il titolo originale di quest’opera era “Il Farnesino”, inteso come diplomatico, dipendente della Farnesina: un’opera che pensai di creare già nel lontano 1980 quando una mia collega, riferendosi ad un superiore gerarchico della carriera diplomatica disse, in romanesco: “C’ha la faccia come il culo!”.
Al momento non avevo capito esattamente cosa volesse dire, ma quell’espressione mi colpì talmente, che decisi che un giorno le avrei dedicato (all’espresione, naturalmente!) un dipinto: opera che realizzai dopo circa 20 anni.
In questo lasso di tempo intercorso, però, mi sono reso conto che questi individui hanno il dono di agire con il prossimo in modo diametralmente opposto: sono arroganti con coloro che rivestono, nella società, un ruolo inferiore e servili con chiunque, nella società, rivesta un ruolo più importante. Conseguentemente, dinanzi ad un collega gerarchicamente inferiore si comportano come se fossero degli esseri superiori a Dio; dinanzi ai superiori gerarchici, ai politici ed ai “più potenti” in generale, strisciano come vermi.
Trattasi di un cancro geneticamente presente nella maggioranza di coloro che godono di uno status nella stratificazione sociale (si pensi a come si comporta un maggiordomo con gli altri domestici!).
Rinominai l’opera, pertanto, aggiungendo, in latino, “Servus “, ossia servile, inteso nella sua peggiore accezione).
Una descrizione artisticamente geniale, con poche pennellate magistrali, la fa uno dei maggiori scrittori sovietici, Nicolaj Gogol, cui cedo la parola. Buona lettura!
Da "Le anime morte", di Nikolaj Gogol
"Poniamo, per esempio, che vi sia un ufficio - non qua, s'intende, ma nell'ultima Thule - e che in detto ufficio vi sia un capo ufficio.
Vi prego, osservatelo quando siede di fronte ai suoi subalterni e ditemi se dal terrore non rimanete senza parola!
Fierezza, nobiltà... che altro non esprime il suo viso? Non resta che prendere un pennello e dipingerlo: è un Prometeo, un autentico Prometeo! Scruta come un'aquila, incede con passo maestoso e misurato.
Ma non appena questa stessa aquila lascia il suo ufficio e, con le carte sotto il gomito, si avvicina al gabinetto del suo superiore, diventa un tale starnotto con quel suo zampettare, che proprio ti fa cascar le braccia!"